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Coderdojo e Codemotion insieme per insegnare ai bambini a programmare


La classe di Coderdojo Roma

La classe di Coderdojo Roma

Perché limitarsi a usare un videogioco, quando lo si può creare? Anche se hai 10 anni, non è un problema: Coderdojo ti insegnerà come fare. Più di 40 bambini tra gli 8 e i 14 anni hanno partecipato sabato 14 dicembre al laboratorio organizzato da Coderdojo Roma, iniziativa attivata e promossa da Codemotion, che in tutti i propri eventi dedica spazio ai più piccoli. “Saper programmare è ormai importante come saper leggere e scrivere e questa nuova cultura deve partire dai più piccoli – sottolinea Mara Marzocchi, co-founder di Codemotion – Vogliamo avere un approccio attivo alla tecnologia e proprio per questo abbiamo portato il Coderdojo a Roma. Inoltre, la presenza di molte bambine all’interno dei lab ci fa  sperare che queste piccole programmatrici in erba possano aumettare la presenza delle donne nel panorama dei lavori legati all’information technology”.

Coderdojo è un movimento senza scopo di lucro che nasce in Irlanda nel 2011 con l’obiettivo di insegnare ai giovani a programmare. In breve tempo si diffonde in tutto il mondo. Oggi in Italia sono molti i gruppi locali: da Bologna a Milano, da Roma a Catania. E tanti sono i nuovi gruppi che stanno nascendo.

Sostanzialmente indipendenti, i vari team di Coderdojo hanno in comune il fine di promuovere una cultura diversa della programmazione, che non si limiti alle righe del codice, ma possa essere una vera palestra educativa per i partecipanti. I bambini sono autonomi durante i laboratori, e vengono affiancati dai mentor che cercano di “costruire insieme” a loro le soluzioni a ogni problema. I genitori sono rigorosamente tenuti lontani dai piccoli programmatori, che fanno in questo modo esperienza vera di crescita e sviluppando capacità di problem solving.

Uno degli strumenti più importanti usati nel Coderdojo è Scratch, un linguaggio di programmazione pensato appositamente per i più piccoli. Con Scratch il programma si “monta” letteralmente. Le righe di codice sono trasformate in blocchi colorati, ognuno con una sua funzione, che possono essere incastrati tra di loro come in un puzzle. Viene eliminata, in questo modo, la fase mnemonica e di scrittura, e viene stimolata invece la parte logico-creativa del processo di programmazione.

In collaborazione con l’associazione NUME (Nuova Musica per l’Educazione) è stato realizzato anche un laboratorio di programmazione con Processing, ambiente di sviluppo open source per arti digitali. Associando figure geometriche a determinati suoni, i ragazzi hanno creato dei quadri dinamici che producono musiche suggestive. “Programmare è una palestra di logica – dice Marco Giordano di NUME – Insegnare tecnologie è importante non solo per la programmazione, ma anche come supporto per le altre materie. Oltre all’utilità didattica cerchiamo anche di stimolare la creatività dei ragazzi, insegnando ad avere un rapporto con la propria espressione per la costruzione di vere e proprie opere d’arte”.

Non siamo gli unici a credere in questo progetto. Anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha recentemente dichiarato: “Ho il sospetto che lì fuori ci siano tanti giovani ai quali se al liceo viene data loro l’opportunità di capire come realizzare i propri videogiochi, conoscendo anche la matematica e il disegno grafico, sarebbero pronti a farlo. Considerato l’uso dei computer e di Internet che si fa adesso, io vorrei che i ragazzi di oggi siano in grado di produrre ciò che utilizzano e non solo di usufruirne”.

Tutte le info pre partecipare a Coderdojo Roma le trovate su  www.coderdojoroma.it.

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